Una canzone triste

Una canzone triste. Il ritornello di una nota canzone cantata dal compianto Ivan Graziani descrive perfettamente lo stato d’animo che si sta vivendo in città e fra i tifosi biancorossi a causa della decisione della Cocif di non iscrivere la squadra nella Prima divisione, cosa che comporta automaticamente la sparizione della gloriosa società biancorossa dal calcio professionistico. Si ripartirà dal Cnd, è sfumata in queste ore l’ipotesi di acquisire il titolo sportivo dal Bellaria e ricominciare dalla Seconda divisione. Il nuovo refererente della società è l’imprenditore edile Biagio Amati, che gode dell’appoggio incondizionato dell’amministrazione comunale  e che punta decisamente su di lui per costruire la rinascita della Rimini Calcio. Il suo gruppo è stato preferito a d un altro gruppo che faceva capo al presidente del Riccione Paolo Croatti, che aveva iscritto al campionato Cnd una nuova società il Real Rimini City e che aveva chiesto al comune di poter usufruire della struttura dello stadio vetusto e carico di gloria Romeo Neri.
In un comunicato diffuso il 3 di luglio l’amministrazione comunale riminese conferma la sua scelta di puntare sul gruppo giudato da Biagio Amati, perchè ritiene particolarmente qualificante l’impegno del gruppo guidato da Amati nei confronti del mantenimento del settore giovanile, che rappresenterà un progetto prioritario per la società e la città. Insieme al gruppo guidato da biagio Amati sono stati già avviati i contatti necessari per preservare il marchio storico della Rimini Calcio e per fare in maniera che la società biancorossa possa continuare a giocare con i colori biancorossi e la denominazione “Rimini Calcio Fc”. Sabato prossimo ci sarà la presentazione alla stampa della nuova società.
Intanto in città non si placano le polemiche per la decisione presa dalla Cocif, i tifosi si sentono presi in giro, fra il comune e la Cocif prevale un sentimento di rancore con il rinfacciarsi reciproco di reponsabilità, sullo sfondo di questa vicenda aleggia pure la questione dello stadio nuovo che si è trascinata nel tempo  senza che si sia concluso qualcosa di concreto. Intanto i camion della Cocif fanno la spola fra Longiano e la sede del Rimini per portarsi via tutto. Questo fatto ha anche un valore altamente simbolico, perchè è il simbolo di una storia, che dopo aver avuto anche momenti esaltanti durante la conduzione tecnica di Leonardo Acori e gli anni della serie B, è finita davvero male, con un punta di crudeltà e cattiveria fuori dal comune da parte della Cocif, come hanno fatto rilevare i tanti tifosi biancorossi intervistati dalle Tv locali.
A margine di questa triste storia, c’è da rilevare questo dato di fatto, ch è molto importante sottolineare. A Rimini manca totalmente una cultura sportiva in generale, siamo gli ultimi in regione come rapporto fra impianti sportivi e abitanti, la regione ci ha più volte sollecitato di colmare il gap con le altre città, altre città della nostra provincia come Riccione hanno scelto di investire nell’ impiantistica sportiva, che tra l’ altro è un valore aggiunto anche per il turismo, in quanto il turismo sportivo è portatore per il comune di Riccione di 80.000 presenze annue. A Rimini invece non si è fatto niente in questo senso. Le condizioni disastrose del Romeo Neri, che a definirlo stadio bisogna avere una buona dose di fantasia, è lo specchio fedele di questa realtà.

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