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La festa è appena cominciata, è già finita…

La festa è appena cominciata, è già finita... La festa è appena cominciata, è già finita… Così cantavano Roberto Carlos e Sergio Endrigo, sul palco del festival di San Remo alla fine degli anni 60. Stessa cosa si può dire del sogno del Santarcangelo di giocare  il prossimo anno in Seconda divisione, sogno che si è dissolto nello spazio di un mattino. Ieri avevamo dato la notizia che si era fatta concreta la possibilità di un ripescaggio in seconda divisione da parte della società clementina. Il sogno oggi è definitivamente tramontato.

” Non ci sono i soldi- dice il presidente del Santarcangelo Roberto Brolli-, non c’è nessuna posssibilità di racimolare in così pochi giorni una simile cifra. Ci abbiamo provato, ma è stato inutile, troppo stretti i tempi“. Le cifre riportate per l’iscrizione sono quelle che abbiamo diffuso nell’articolo di ieri, cioè 200.000 euro per l’iscrizione e 200.000 euro per la “tassa” sul ripescaggio.  ” Si tratta di una rinuncia che pesa- dice ancora il presidente Brolli-, ci abbiamo sperato, sarebbe bastato qualche giorno in più a disposizione. i contatti con il mondo imprenditoriale di Santarcangelo li abbiamo avuti, ma il tempo non è stato sufficiente”.

Il Santarcangelo e la C2

Il Santarcangelo e la C2La notizia è questa: il Santarcangelo ha la possibilità concreta di essere ripescato in C2. La notizia di un possibile ripescaggio della squadra gialloblù, è arrivata da Roma martedì. Si tratterebbe di una svolta storica, per la società di calcio del comune clementino, che negli ultimi anni, ha disputato dei buoni campionati a livello di Cnd, come l’ultimo per esempio.

Questa è una notizia che travalica l’ambito ristretto delle notizie calcistiche, perchè la presenza del Santarcangelo in un serie professionistica, avrebbe forti ripercussioni anche nella vita stessa della città.  Però la cosa non è facile, ci vogliono 400.000 mila euro per realizzare un sogno che per il momento, risulta di difficile realizzazione.  “Non è facile -dice il sindaco Morri-, ma ci proveremo, serve una cordata di imprenditori”.

Il mondo del calcio ha sempre dato visibilità anche in termini economici alle piccole realtà provinciali che si sono affacciate a campionati calcistici superiori alle loro possibilità. Che poi alla fine sono state anche premiate. Nella vita non si sa mai, era stato detto così a suo tempo anche per il Pisa, l’Ascoli, l’Avellino e il Cesena. Solo a Rimini non funziona una cosa del genere, perchè probabilmente la città ha usufruito di altri canali per farsi conoscere. Il calcio non è visto come settore trainante come comunicazione di un prodotto, in questo caso turistico, che è l’elemento fondante dell’economia di una città come Rimini.

Per il Santarcangelo, la notizia di un possibile ripescaggio in C2, ha lo stesso effetto di un evento culturale, come una notizia che riguarda il festival del teatro in piazzaTutta la città è in subbuglio.

In queste storie di mezz’estate, la Rimini Calcio 1912 è come il prezzemolo, è dappertutto.  Nel senso che si parlava prima di un’ unione con il San Marino, cosa che non si può fare essendo San Marino uno stato estero, poi si sta parlando in questo momento di una fusione fra il Santarcangelo e la società che rappresenterebbe la continuità storica della Rimini Calcio, la Rimini 1912. Forse è anche è anche una questione legata all’afa e alla canicola che stiamo vivendo in questi giorni…

La società di calcio del Santarcangelo si è resa protagonista un anno fa, di una novità asssoluta, è stata la prima società in tutta Italia, a lanciare l’azionariato popolare attraverso Internet. Tutta la città e il popolo dell’azionariato popolare su Internet ci sperano: Morri il sindaco e Brolli il presidente sono attaccati al telefono per cercare delle vere soluzioni per iscrivere il Santarcangelo alla C2. Missione difficile, se non impossibile.