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A Riccione il museo Simoncelli
Marco Simoncelli, il centauro corianese perito in un incidente a Sepang il 23 ottobre 2011, sarà ricordato con un museo, che sarà pieno delle sue cose, per fare in modo che chiunque lo abbia apprezzato in vita potrà rendergli omaggio. Ma è già sorta una polemica sull’ubicazione di questo museo, che si farà a Riccione e non a Coriano, paese dove risiedeva Marco Simoncelli detto Sic. I fans corianesi del pilota sono delusi dalla scelta del padre di fare il museo dedicato a Marco a Riccione invece che a Coriano. Coriano ha già omaggiato Marco Simoncelli dedicandogli il nuovo palazzetto dello sport e raccogliendo i fondi per la realizzazione di un monumento da collocare a fianco della gradinata della Chiesa principale del apese. Poi però qualcosa si è rotto nel rapporto che è intercorso fra Paolo Simoncelli, padre di Sic e Coriano, tanto che il padre di Simoncelli ha deciso di trsferire il museo a casa sua a Riccione, scelta come sede della fondazione creata insieme alla moglie per ricordare il pilota corianese prematuramente scomparso e fare beneficienza in suo nome. Per Coriano si tratta di un boccone amaro da mangiare giù, alcuni fans del pilota corianese si sono già messi in moto per non vedersi sottrarre il progetto di un museo a Coriano, paese dove Marco risiedeva. Il padre per ora, sembra intenzionato a fare di Riccione la sede del museo dedicato al figlio, affermando che si è stancato di avere a che fare con la politica.
Accusa di falsa testimonianza per il padre di Anna Falchi
Questa notizia la diamo perchè indirettamente coinvolge la nota attrice Anna Falchi, molto nota dalle nostre parti, madre di una bambina avuta dall’imprenditore riccionese Denny Montesi, figlio di Gastone Montesi, ex presidente della Rimini Calcio. Il papa della Falchi, l’antiquario Benito Falchi, di anni 71, deve rispondere del reato di falsa testimonianza, in quanto indagato dalla procura di Rimini in seguito all’esposto di un medico riminese che colleziona opere d’arte, in casa del quale i carabinieri durante una perquisizione nel 2001, trovarono la cena di Emmaus, su tela del XXVII secolo, un quadro di Bernardo Strozzi, pittore del ’600 detto Cappuccino. Secondo il ministero dei beni culturali il dipinto sarebbe quello trafugato nel 1982 da una chiesa a Valli Mocenighe, nel Padovano, quindi detenuto in modo improprio dla medico riminese, che nel 2004 venne prosciolto da ogni accusa rientrando così in possesso dei propri beni. Non avendo avuto ragione nel procedimento penale, il ministero non si è arreso e ha intentato una causa civile, pretenedendo la restituzione del quadro di Strozzi. Ed è a questo punto che il pofessionista riminese ha chiamato in causa il babbo dell’attrice e show-girl italo-finlandese, presentando la matrice di un assegno di 4 mila euro dato pagamento all’antiquario 71 anne per l’acquisto del dipinto. Chiamato a testimoniare a Bologna, Falchi ha però disconosciuto la firma sulla matrice dell’assegno, sostenendo di non aver mai avuto e commercializzato uno Strozzi, che tra l’altrro, secondo il padre della Falchi, avrebbe avuto un valore superiore ai 4.000 euro. A smentire però il Falchi, è stata la perizia calligrafica disposta dalla procura di Rimini, che ha riconosciuto l’autenticità della firma di Falchi sulla matrice dell’assegno. Durante la prima udienza, che si è tenuta mercoledì 4 aprile, l’antiquario ha infine ammesso di aver avuto rapporti commerciali col medico riminese e di aver disconosciuto la firma perchè gli era sato chiesto se quell’assegno era riferibile ad uno Strozzi, tela che sostiene non avere mai tratatto.
E’ passato l’inverno, le tartarughe tornano in mare
Sono approdate finalmente di nuovo nel mare, le tartarughe curate al centro di recupero tartarughe marine per l’Adriatico, uno dei più importanti e attivi di tutta la costa Adriatica, gestito dalla fondazione Cetacea di Riccione. Con l’aumento della temperatura del mare, i volontari della fondazione hanno potuto finalmente liberare le tartarughe, salite nel numero di 34 contro una capienza di 18; si è trattato di un sovraffollamento e che ha creato non pochi problemi di gestione da parte di biologi, veterinari, naturalisti e volontari che da anni offrono il loro prezioso contributo per tutelare l’ecosistema marino. Salvate grazie a un periodo di adeguata degenza riabilitativa, le prime tartarughe sono state rilasciate venerdì 6 aprile alla Nuova Darsena di Rimini, di fronte alla sede dei Volontari soccorso in mare, mentre sabato 7 aprile altre tartarughe sono sono state rimesse in mare al porto di Cattolica, davanti la circolo Anmi, alle 9.30 e in collaborazione con la capitaneria di porto alla 10.30. Le tartarughe marine, in cura presso il centro di recupero, vengono di solito rinvenute lungo le coste dell’Emilia Romagna e delle Marche. Il più delle volte questi esemplari di fauna marina si spiaggiano perchè ammalati o feriti, oppure sono stati pescati nelle reti. Dopo il ritrovamento, grazie alla collaborazione dei privati, pescatori, volontari e grazie al contributo di capitaneria di Porto, Guardia forestale e altre forze dell’ordine, gli animali giungono in ospedale per essere curati e successivamente restituiti al mare, previa marcatura.
Rimini:wi-fi gratis in spiaggia e in città
Il comune di Rimini ha in testa di dotare le zone più frequentate dai turisti dell’accesso gratuito a Internet, tra le quali la spiaggia e il centro storico. E’ l’obiettivo su cui punta il progetto ” Rimini wifi”, promosso dal comune di Rimini, che garantirà la navigazione web gratuita nelle aree di interesse pubblico, turistico e culturale del capoluogo romagnolo. Il bando elaborato sull’esempio di lacune città quali Bologna, Ravenna, Bergamo, Modena e Roma, sarà pubblicato nei prossimi giorni. Il comune cercherà un operatore telefonico per dotare la città di una connettività che sia capace di garantire un servizio, gratuito e di alto livello, senza alcun onere finanziario per le casse comunali. Non potendo essere titolare di reti di telecomunicazione nel sostenere finanziariamente iniziative di operatori privati, il Comune metterà a disposizione dell’operatore in comodato d’uso, degli spazi per l’installazione di apparati funzionali allo sviluppo del progetto. Gli esercizi privati potranno acquistare il Kit connectivit di accesso alla rete e convenzionare il proprio locale. L’idea è quella di creare un progetto integrato, permettendo l’accesso su tutto il territorio tramite le stesse credenziali previste dal sistema regionale Federa, nome utente e password. Nel bando, le aree di interesse per la copertura della rete wi-fi sono suddivise in aree di interesse pubblico, commerciale, aree liberamente proposte dall’operatore e tra queste la spiaggia, che si colloca come snodo cruciale per la rete, per il potenziale di utenti che potrebbe navigare in Internet sotto l’ombrellone nel periodo estivo. Accolto con entusiasmo dagli operatori balneari, il wi-fi potrebbe arrivare sulla costa già entro la fine della primavera, mentre nel resto del territorio il progetto si dovrebbe completare entro, l’autunno prossimo.
I bagnini smontano campi e pedane
La magistratura riminese sta adottando una linea dura per quanto riguarda gli abusi effettuati su area demaniale e questo fatto sta facendo tremare gli operatori balneari riminesi, molti dei quali, pur di non pagare le cifre chieste dal comune di Rimini, hanno deciso di smantellare i campi da bocce e di beach volley, pedane, campi da basket, palme e aiuole, parcheggi per bici e moto. Insomma i bagnini riminesi stanno smantellando tutti quei servizi offerti fino a questo momento, che andranno probabilmente rimossi una volta che verrà applicato il nuovo piano spiaggia. Nonostante sia stato fumato il calumet della pace, tra l’amministrazione comunale e i bagnini, con la promessa di un ribasso delle tariffe rispetto alla previsione iniziale, strutture come i campi di bocce, fiore all”occhiello della riviera romagnola, potrebbero non esistere più, se il tariffario della sanatoria non sarà considerato ragionevole dagli operatori. Se inizialmente si era ipotizzato un costo medio di almeno 40.000 mila euro per mettersi in regola, ora si profilano costi differenziati da manufatto a manufatto, tutto questo a discrezionalità dell’amministrazione comunale. Tra le ipotesi al vaglio della giunta comunale di Rimini, c’è quella di costituire dei costi forfettari o di non includere tra le somme dovute alcune tipologie d’opera, come le piante, per una palma il tariffario iniziale prevedeva 500 euro.
