La fine del fenomeno delle discoteche
Le discoteche, intese non solo come business, ma anche come fenomeno di costume sono in crisi? E’ questa la domanda che ci dobbiamo porre su una storia che in un certo periodo, specialmente dopo l’ apparizione delle mucillagini, ha rappresentato pure un’ancora di salvezza per il nostro turismo, generando però come controindicazione la cosidetta cultura della trasgressione. Venivano nella nostra zona giovani da tutta Italia e tutta Europa per ballare nelle discoteche Rimini disseminate fra le colline romagnole. Le discoteche Riccione sono state un fenomeno di tendenza per tutti gli anni 80 e 90.
Per Davide Nicolò, vent’anni di onorata carriera fra le discoteche a la page della nostra riviera, come la Villa delle Rose, Cocoricò, Baia Imperiale, Byblos e Pineta, la discoteca, anche come concetto filosofico, è morta e sepolta. Il noto pr sostiene che non basta più l’insegna luminosa, la notte va riempita di nuovi contenuti che adesso non ci sono. Negli anni 80 e 90 le discoteche erano celebrate come templi, oggi sono un fenomeno anche da un punto di vista culturale in fase di estinzione. E non solo perchè le discoteche sono state soppiantate dai locali al mare, per una questione di praticità, c’è anche altro, il fenomeno è più complesso. E’ finito il tempo di Gianni Fabbri e di Bruno Palazzi, entrambi passati a miglior vita, oggi per le discoteche tradizionali è notte fonda, è proprio il caso di dirlo, dal momento che la discoteca per sua stessa ragione è la regina della notte. Le discoteche disseminate nella costa che va dai lidi di Comacchio fino a Cattolica, sono 110, le tradizionali balere sono rimaste solo 10, non ci sono più. Un tempo erano le uniche piste riservate ai turisti, poi sono arrivate le disco. Adesso anche per disco è dura. Per le discoteche, da quello che dice Davide Nicolò, si prospetta il de profundiis. Il futuro secondo Nicolò sono le discoteche galleggianti in mezzo al mare a 800 metri dalla riva. Oggi il divertimentificio alternativo alle discoteche punta su gli Happy hour e Street Bar, ma la nuova “movida” rischia di restare vittima dei propri eccessi.
