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Fondazione Fellini:si riparte da capo

La fondazione Fellini si lecca le ferite e riparte da capo. Chiusa l’era Boarini, e passata la tempesta, odo augelli far festa, come avrebbe detto Leopardi, si cerca di ricominciare da capo, di riannodare le fila di tutta la storia e ricostruire tutto un percorso basato anche sulle ceneri di quello che ha lasciato la vecchia fondazione Fellini, sempre che ci sia del buono da salvare. Ieri pomeriggio c’è stato il primo incontro tra il sindaco Alberto Ravaioli e il presidente della provincia Stefano Vitali, su ciò che resta, sulle macerie della fondazione intitolata al maestro. Si è trattato di un incontro del tutto informale, con il presidente della provincia Vitali che ha preso atto delle dimissioni di Boarini, e dell’accoglimento delle dimissioni stesse da parte del primo cittadino. Il sindaco Ravaioli e il presidente della provincia Vitali, si sonmo dati una scadenza precisa, la fine del mese per cercare di dipanare il bandolo di questa intricatissima matassa. E’ stata contattata anche la Carim, ch eè anch’essa socia della fondazione.

In questo primo colloquio del tutto interlocutorio, non si è entrato nello specifico dei temi, cioè dalla necessità di risanare il bilancio ai nuovi vertici, però sim sono già posti i paletti per cercare di arrivare a settembre con il quadro della situazione un pò più chiaro. Per quanto riguarda le cariche diirgenziali, l’idea è sempre quella di porre alla vice-presidenza esecutiva il semiologo Paolo Fabbri, mentre nelle prossime settimane  si lavorerà per risolverre la patata bollente dei conti in rosso. Intanto spuntano nuovi retroscena sulla fondazione Fellini, non proprio edificanti. I soci romani della Fondazione, cinecittà holding e la scuola di cinematografia di Roma, si sarebbero limitati  a versare una quota societaria pro forma di 1000 euro. Un ulteriore riconoscimento dell’opera del grande maestro viene dal noto attore romano Carlo Verdone, che ha dichiratato che le uniche due persone che hanno capito per davvero Roma, provenivano dalla sponda Adriatica del nostro paese ed erano Fellini e Flaiano, uno romagnolo di Rimini  e l’altro abruzzese. 

La fondazione Fellini

Chissà se il grande Maestro Federico Fellini non si rivolti nella tomba nel vedere l’indecoroso balletto che sta succedendo intorno alla fondazione che porta il suo nome. Il presidente designato l’ottantenne regista Giuliano Montaldo, dopo aver visto i conti della fondazione, ha tolto il disturbo, dicendo che ha molto da fare e non ha il tempo di stare dietro  a una fondazione ch richiede tempo e impegno. Deve girare un film a Torino che lo terrà impegnato per quattro mesi.  La stessa cosa dovrebbe fare   il presidente onorario  il regista Ermanno Olmi. La fondazione Fellini  è un pozzo senza fondo, si parla di un deficit di 800.000 mila euro.

Sembra che a Montaldo non sia stata detta tutta la verità riguardo ai debiti della fondazione, gfli è stato fornito un quadro edulcorato, poi si è reso conto davanti all’assemblea dei soci, che il compito che lo attendeva era più difficile complicato del previsto. La sua decisone ha colto tutti di sorpresa, insomma nessuno ci ha fatto una bella figura, ha spiazzato tutti in diretta.

Adesso la fondazione dovrà cercarsi un altro presidente dopo l’inatteso voltafaccia di Giuliano Montaldo, regista del film Sacco e Vanzetti. Intanto sta andando avanti la politica dei tagli, non saranno rinnovati i contratti a tempo determinato, come quella della segretaria di Boarini il direttore, verrà eliminata la rivista, ci saranno tagli drastici al premio Fellini  e alle spese di rappresentanza. E sarà ridimensionato anche lo stipendio del direttore. Si cerca di tamponare la situazione in attesa di tempi migliori, di un vero rilancio culturale della fondazione.

Sagre
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