Archivio di settembre 2010
E’ morto Edmeo Lugaresi
Un pezzo di storia non solo del Cesena Calcio, ma della città stessa di Cesena che se ne va. Se n’è andato per sempre Edmeo Lugaresi, morto ieri sera all’età di 82 anni. E’ stato al vertice della società cesenate dal 1980, quando rilevò la società bianconera nel 1980 dalla famiglia di Dino Manuzzi, di cui era nipote, fino al 2002, quando cedette la società del cavalluccio a suo figlio Giorgio. Sotto la sua gestione ci sono state 6 stagioni in serie A, anni che a Cesena non hanno mai dimenticato, annate che hanno avuto protagonisti calciatori come Schachner, Rizzitelli, Bianchi, Hubner, Agostini, Sebastiano Rossi… ce siamo sicuramente dimenticati altri di pari valore, abbiamo citato solo i più rappresentativi. Edmeo Lugaresi ha avuto il fiuto di scegliersi anche gli allenatori, come per esempio Bagnoli, che a Rimini non ebbe molta fortuna, andò a Fano in C2 per rilanciarsi, e Marcello Lippi, che però venne esonerato al suo secondo anno di permanenza a Cesena, nell’anno in cui la squadra retrocedette in serie B. Per Lippi comunque che proveniva dalla Carrarese, Cesena fu un trampolino di lancio che lo portò a percorrere una carriere luminosa, basti pensare alla Juventus e alla nazionale. Bagnoli fece due anni splendidi a Cesena, ma da quello che racconta lui stesso, nei primi tempi ci furono delle difficoltà di comprensione fra lui e il presidente Lugaresi, problemi che in seguito si sono appianati, la conferma di questo dato arriva dai risultati che ottenne Bagnoli a Cesena. tra l’altro nel periodo di Bagnolo venne lanciato in prima squadra Bonini. Tutta la città piange un grande presidente e un imprenditore di successo, i suoi ex allenatori lo ricordano tutti con affetto e rimpianto. Domani tutta la città lo abbraccierà per l’ultima volta durante le esequie che saranno celebrate in Duomo.
Guai per un farmacista riminese
Ci sono altri riminesi nell’indagine partita dalla procura di Perugia, su un traffico di sostanze dopanti, che martedì ha portato in carcere il ciclista profesionista Enrico Rossi; è stata indagata con lui tutta la sua famiglia, padre, madre, la sorella Vania e la sua fidanzata. C’i sono un farmacista riminese di 50 anni e tre cicloamatori, e poi un ciclista professionista e due amatori della provincia di Forlì-Cesena. Per loro non sono ancora scattate le manette ai polsi, ma i carabinieri dei NAS, stanno ancora continuando le loro indagini, dopo aver sequestrato decine e decine di sostanze dopanti e farmaci, nelle quaranta perquisizioni effettuate martedì in mezza Italia.
A casa del ciclista professionista di Torriana, erano state trovate due confezioni di caffeina, due di Aminomal e una confezione di Clenil. A casa della sua fidanzata a Santarcangelo, una estetista riminese di 33 anni, sarebbe stata trovata una tenda a ossigeno che gli investigatori hanno sequestrato perchè sarebbe stata utilizzata per simulare l’ ambiente caratteristico dell’alta montagna. Oggi Enrico Rossi e il suo amico di Torriana Enrico Galli, operaio e ciclista amatoriale, verranno sentiti a Rimini, il giudice di Perugia ha fissato per rogatoria a Rimini gli interrogatori di garanzia.
Il doping nel ciclismo
L cattive abitudini non muoiono mai. Il doping fa male alla salute e al ciclismo, eppure c’è ancora gente che si ostina a praticarlo o ancora peggio commerciarlo. Purtroppo non è una novità nel mondo del ciclismo. La notizia è questa: Enrico Rossi, 28 anni, fratello di Vania, la campionessa italiana di ciclocross, e lui stesso corridore professionista, è stato arrestato ieri a Torriana dai carabinieri dei Nas di Perugia, con l’ accusa di essere un componente di una associazione a delinquere dedita al traffico illecito di sostanze dopanti destinate a atleti professionisti e amatoriali. Sono invece indagati a piede libero, perchè gli inquirenti hanno ipotizzato che fossero a conoscenza di questo traffico illecito, anche la sorella Vania, convivente del ciclista Riccardo Riccò, i loro genitori e la fidanzata di Enrico, un aestetista riminese di 33 anni che vive a Santarcangelo.
In manette invece è finito un suo amico di Torriana, Giorgio Galli 41 anni, di professione operaio e ciclista amatoriale per hobby. Sono stati raggiunti dalla stessa ordinanza di custodia cautelare Nicolas Venegas Sanchez, 26 anni di origine colombiana, agente pubblicitario e collaboratore della rivista tuttobici, l’infermiera romana Chiara Ferri, di 28 anni, e un farmacista di Umbertide, un paese che si trova in provincia di Perugia, Leonardo Scorpiniti, anche lui 28enne, proprietario di una farmacia a Roma.
Insieme a loro i giudici di Perugia e in particolare il pm Sergio Sottani, hanno indagato a piede libero altre 35 persone, tra cui cicloamatori e sei ciclisti professionisti di una certa caratura, medici sportivi, preparatori atletici, farmacisti e frequentatori di palestre sparse per tutta italia. Secondo gli inquirenti il nucleo dei 5 arrestati sarebbe il motore di questa organizzazione, con a capo proprio Enrico Rossi, detto Red. la storia è abbastanza squallida, la stampa non deve emettere sentenze prima che sia stato celebrato un regolare processo. Abbiamo riportato solo i fatti accaduti.
Condannato l’ex presidente del Forlì
L’ex presidente del calcio Forlì, il riminese Marco Oliveti, è stato condannato assieme al fratello Carlo a otto mesi; sono stati giudicati colpevoli dal tribunale di Forlì per aver picchiato l’ex capitano e icona della squadra Alberto Calderoni, con un pugno in faccia. Era il 31 gennaio 2005. Marco, ch era il presidente della società, paga per il reato di lesioni volontarie, Carlo il fratello, che allora era il team manager della società, per tentate lesioni, tentata violenza privata e ingiurie. E’ stato condannato anche Rocco Cotroneo, ex giocatore del Cesena degli anni 80, che a quel tempo era l’allenatore dei galletti forlivesi. Per lui 6 mesi, per favoreggiamento. Tutte le pene sono state sospese. Tutti i verdetti hanno usufruito dello sconto di un terzo, che consente il processo a porte chiuse, e allo stato degli atti, ovvero senza la paorla dei testimoni, ossia senza la parola di tesitmoni. Gli imputati secondo la sentenza del giudice, dovranno risarcire Calderoni più un aprovvisionale di 5.000 euro. La difesa degli Oliveti presenterà ricorso.
I fatti risalgono al 30 dicembre 2005. Alberto Calderoni, leader del Forlì, convoca i giornalisti. Il Forlì gioca in C2. la classifica piange. Calderoni dice nella conferenza stampa appositamnete convocata che la società non paga gli stipendi. Il giorno dopo gli Oliveti, che sono originari di Rimini, convocano Calderoni negli spogliatoi, c’è anche Cotroneo, nessuno sa cosa sia esattamente successo. Calderoni esce sanguinante dagli spogliatoi, sotto gli occhi di alcuni tifosi. Gli Oliveti negano di averlo colpito, Cotroneo dice i non aver visto, il referto medico fa la differenza. A favore di Calderoni.
Gli avvocati abbracciano Monica
I colleghi di Monica Anelli, uccisa da suo zio Stefano Anelli di 62 anni, che poi si è suicidato, si sono stretti attorno alla sua mamma, al suo papà e alle due sorelle, per condividere con loro l’immenso dolore per la scomparsa in così tragiche circostanze della loro amata figlia. L’aula del tribunale Falcone e Borsellino era piena stracolma di gente. Oltre i suoi colleghi avvocati, erano presenti tutte le figure profesionali che operano nel campo della giustizia nel tribunale di Rimini. L’avvocatessa Monica Anelli è stata ricordata dal presidente del tribunale Rossella Talia e dal presidente dell’ordine degli avvocati Giovanni Scarpa, che ancora non riesce a capacitarsi di quello che è successo, e di conseguenza non riesce ancora a farsene una ragione di una cosa così assurda, incomprensibile. Molti suoi colleghi nel ricordarla, hanno detto che la sua morte trova una spiegazione logica soltanto nel diffondersi di una cultura dell’odio e della violenza. Quello che è accaduto a Monica, hanno detto i suoi colleghi, stimola alla riflessione, a fermarci un attimo, pe ricostruire un tessuto unitario fatto di valori come la tolleranza e il rispetto, che formano il terreno di cultura del concetto di giustizia. La famiglia, tramite l’avvocato Sandra Villa, ha voluto sentitamente ringraziare le persone intervenute e l’affetto che tutti hanno voluto dimostrare partecipando alla cerimonia commemorativa. Intanto si scoprono delle cose, emergono dei fatti nuovi che servono a far capire la personalità dell’omicida-suicida. Stefano Anelli era uno studioso e uno scrittore di cose militari, storiche e economiche, ma anche un polemista attento a tutto ciò che si muoveva nello scenario mondiale, aveva al suo attivo vari libri, e poi articoli e conferenze pubbliche. Sotto lo pseudonimo di John Kleeves, pubblicò dei libri di chiaro stampo antiamericano.
